Records
Fioravanti L (1573). Communication addressed to "Illustrissimo e Eccellentissimo Signor Al Protofisico Boldon e al Vicario di Giustizia", 22 xxxx 1573. Transcription “Sapeva Vostra Eccellenza qualmente io, Leonardo Fioravanti bolognese, delle arti e medicina dottore e cavaliere, ai giorni passati fui ritenuto in prigione ad istanza dei signori medici di Milano, dove indebitamente son stato otto giorni, nel qual tempo son stato esaminato dai signori abati dei detti medici ad istanza del suo collegio, alla presenza del signor Vicario di Giustizia e di un Fiscale, e contro di me non hanno altra causa se non che dicono che io non medico canonicamente come fanno loro, e che alla cura mia sono morti due o tre inferm; e questo, Signore Eccellentissimo, è solamente pura e mera invidia di detti medici, vedendo che io con bellissimi e eccellentissimi rimedi a loro incogniti ho curati e sanati molti infermi così in questa come in molte altre città d'Italia, e, vedendo che il nome mio va crescendo, non vorrebbero che io, essendo forestiero, dimorassi in Milano, a dimostrare quelle virtù che Iddio, la natura e la lunga esperienza mi hanno insegnate, e, se essi signori medici dovessero al pari render ragione degli infermi che muoiono alle loro mani, sarebbero già senza dubbio tutti in prigione, e interdetto loro il medicare, atteso che non è in poter de' medici risanar tutti gli infermi, se non conforme alla grazia e volontà di nostro Signore Dio; onde, per uscir di questo travaglio e render bon conto di me, ho voluto ricorrere alla infinita clemenza e giustizia di Vostra Eccellenza, supplicandola che si degni concedermi grazia di ordinare che detti signori medici a me sospetti non si intromettano più in questa mia causa, e fare che io abbia copia de processo e di ogni altra scrittura formata contro di me, e tempo conveniente a fare le mie difese fuori di prigione, supplicandola ancor che essa mia causa sia commessa ad esso [magnifico?] signor Vicario e Fiscale ad esso mio esame intervenuti, o qual si voglia altro regio ufficiale, qual di ragione abbia a terminare quanto in esso processo si contiene, e che frattanto io possa medicare come il dottor legittimo che io sono, offrendomi fargli vedere di quanta importanza sia la mia dottrina e esperienza nel medicare, facendo questa oblazione ai signori medici miei avversari: che mi siano consegnati 20 o 25 ammalati di diverse infermità a me solo, e altri tanti delle stesse infermità a tutti i medici di Milano, e, se io non curo i miei più presto e meglio di loro, voglio esser bandito per sempre da questa città, e ciò so che Vostra Eccellenza non me lo negherà, essendo prova che riporterà molto utile così a questa città come a molte altre circonvicine, che tal prova sapranno, perché la medicina non si può provare se non con la esperienza; e con tal fine, genuflesso in terra, bacio le mani di Vostra Eccellenza, pregando nostro Signore Dio che la conservi per sempre felice come desidera.” Transcribed by: Andrea Gareffi [Gareffi@Lettere.UniRoma2.It] |
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